Porte de secours 1.
" A cause de toi, chaque chose a perdu sa taille et sa raison. Qu'est-ce qui est grand? Qu'est-ce qui è plus grand?
Tout se délie par l'interieur. Rien plus ne se fixe"
Edmond Jabès, Portes de secours
SOGLIE
Che cosa impedisce il superamento della soglia fra ANGOSCIA e ESTASI?
Secondo HUSSERL, la sovrapposizione di percezione e di giudizio. Giacché quando proviamo qualcosa di doloroso, non ci fa soffrire solo la percezione di esso, ma anche il fatto che lo giudichiamo negativo, dannoso a noi stessi, e quindi gli resistiamo, ci opponiamo, ci irrigidiamo, con il risultato di raddoppiare il malessere ( inteso come male essere).
In poche parole non riusciamo ad abbandonare l'ottica dell'io specifico, radicata in noi da un istinto primordiale, per assumere quella di un ordine universale che obbedisce a una sua propria necessità e è supremamente indifferente alle esigenze dell'individuo particolare.
( ...approdando alla Epoché)
PANICO
Penso che il PANICO ai nostri giorni abbia preso una connotazione così negativa, perché si è svuotato completamente della dimensione del sacro. Se si guarda all’etimologia, la parola panico deriva da Pan , dio greco rappresentato mezzo uomo mezzo animale che riunisce in sé l’elemento animale, umano e divino ; quella del panico dovrebbe essere dunque l’esperienza dell’ "irrompere del numinoso" nel fluire del quotidiano, del ripetuto, del prevedibile. Lo “scuotimento” che costringe a prendere contatto con un modo “altro” di percepire il reale . Lo choc sensoriale che sospende la dimensione spazio-temporale abituale.
E quindi senz’altro un TIMORE e TREMORE permeato però da una straordinaria intensità di sentire e soprattutto di sentirsi. Come in molte percezioni bifronti – freddo/caldo, attrazione/ripulsione, amore/odio – anche il PANICO trascolora in ESTASI, se si riesce a superare il primo livello di sgomento dovuto al presentarsi dell’INATTESO, dell’INCONTROLLABILE.
E anche nel concetto di estasi soccorre – come sempre – l’etimologia : estasi dal greco existemi = uscire fuori da sé. Estasi quindi in un senso molto più ampio di quello comunemente inteso, estasi come capacità di attingere – eccezionalmente – l’ALTROVE.
E’ evidente che per raggiungere ciò bisogna LIBERARSI di qualcosa, sgravarsi insomma, o spogliarsi, gettare zavorra insomma, in questo caso il modo abituale di rapportarsi a sé e agli altri ( l’ “inganno consueto”?), l'illusione di avere a che fare con un universo addomesticato e domestico, prevedibile e controllabile, in cui ci si sente definiti e protetti
Occorre afferrare l’attimo della “sospensione fra angoscia e estasi” in cui si apre il bivio che segnerà la nostra esistenza : ci si può irrigidire nel rifiuto di fronte a una INTENSITA’ che sembra INSOPPORTABILE, oppure abbandonarsi – con CORAGGIO – ad una esperienza di vertice che cancella l’Io in favore del Sé.
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IL BACIO DELLA FARFALLA
-Aspetta, aspetta…, diceva.
Facciamo il bacio della farfalla.
Si accostava al suo viso e si abbassava leggermente, piegandosi sulle ginocchia, per far coincidere l’occhio con il suo zigomo. Per mantenere la giusta distanza e non perdere l’equilibrio, appoggiava una mano alla sua spalla e con l’altra le teneva la nuca. Lei s’immobilizzava in quella stretta, pur leggera che fosse. Poi la palpebra di lui sbatteva, due , tre volte, più volte….Si concentrava per percepire il fruscio e il delicato vibrare delle ciglia sulla sua pelle.
Ma la percezione , una volta afferrata , si irradiava con insospettata energia, diffondendole una specie di spasimo per tutto il corpo.
Ridacchiavano un po’, emozionati
Rameau, le Hasard e le Plaisir.
Ascoltando le Pièces de clavecin di Rameau ancora una volta mi salta agli occhi l'assurdità delle periodizzazioni di tipo scolastico : come non riconoscere palpiti "romantici" nel lirismo dello style brisé e nella suspension di un clavecin che aspira a essere luth, ma che nello stesso tempo, nell'arpeggio del liutista, innesta un largo ventaglio di emozioni dal tenero al terrificante? Ascoltando queste pièces stupisce l'effetto quasi orchestrale, per cui il clavicembalo di Rameau sta a quello di Couperin come il fluido scrosciare di un ruscello dalle acque cantanti sta alla limpida e sonora scansione di una goccia su una roccia di cristallo - e non saprei quale sia l'incanto maggiore.
Les tendres plaintes...Les soupirs... Già i titoli portano lo stigma romantico, che d'altra parte - come in tanti autori successivi - non contrasta che in parte con la ossatura cartesiana di Rameau en philosophe, studioso fra i più profondi e acuti dell'Armonia e del piacere che da essa deriva. Nel Traité sur l'Harmonie egli ci dice cose mirabili sul piacere dell'armonia ( l'attenzione, centrale nella tradizione cartesiana per il suo portato antimetafisico, è la prima condizione del piacere...) , che , secondo R., è basato sul misterioso meccanismo della Consonanza fra il nostro sistema percettivo soggettivo e un determinato ordine armonico ; ed è il Caso, le Hazard, che trasforma questo incontro fortuito in una Agnizione,o riconoscimento di una struttura comune,da cui deriva l'onda emozionale e sensuale del Piacere.
E non è proprio questo il piacere , in ogni sua forma : ciò che sentiamo quando ci fulmina la vertigine del Ritrovamento, del Ricongiungimento?
L’Indicibile... eh, l’Indicibile
Le domande a cui non si sa rispondere
Le sensazioni che non si sanno descrivere
Le impressioni che non si sanno fermare
I corpi che non si sanno afferrare
La Liquidità degli sguardi
La volatilità dei soffi
L’indecifrabilità dei sorrisi
L’avvicinarsi e l’allontanarsi
Il raccogliere e il buttare
Il riunire e il dividere
Il trovare e il perdere
L’Amare e l’Odiare