Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
venerdì, 29 aprile 2005

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venerdì, 29 aprile 2005

                                  Moires

……………………………………………………………

Une cruelle goule ensorcela ma vie en des milliers de mots

Qui n’ont eu que l’écho de plomb pour espérance ;

Et sans jamais changer le pleur originel,

Et sans guérir jamais le ricanement faible

De jeune homme douteur de ses labeurs formels. »

Un genietto crudele mi stregò la vita con migliaia di parole

Che non ebbero altra speranza che l’eco del piombo:

E senza mai mutare il pianto originale,

e senza mai guarire il debole sarcasmo

del ragazzo che dubita del suo sforzo formale.

 

Moires (Destini), Jean-Pierre Jouve

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venerdì, 29 aprile 2005

FATUM 0

 

 

La bambina giocava.

Giocava da sola come spesso era solita fare.

Giocava con il suo corpo.

Saltava e saltellava.

( canticchiando assurde cantilene)

….all’infinito

E gli adulti esasperati dicevano : ma smettila!

Roteava le braccia : splendido esercizio.

Fletteva il busto verso il basso, avanti e indietro.

Quando piegava la testa in avanti, i capelli le scendevano davanti alla faccia e lei imparava a riconoscere il particolare odore dei suoi ricci.

Quel giorno (mattino? pomeriggio?)  era in giardino , ai piedi della breve scalinata che portava alla terrazza avanti casa.

Si piegava in avanti e rovesciava la testa fra le gambe allargate. Vedeva i suoi piedi equidistanti, calzati dalle scarpette da ginnastica. Allora le venne l’idea di volgere la faccia e lo sguardo all’indietro, per quanto più poteva.

Una inconscia pulsione la spingeva a volersi vedere da dietro, a vedere la sua schiena.

Si tese.

Con stupore vide un volto rovesciato.

 

 

Prima un mento, poi una bocca serrata, un naso dalle nere narici.

 

 

Le occorse un po’ di tempo per capire che era il volto di suo padre.

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giovedì, 28 aprile 2005

                                                                           Sentimenti

Nel giardino c'è un florido arbusto di camelia .E' una snow withe : il suo fiore è splendido, immacolato, compatto, impeccabilmente geometrico. Ogni anno schiude innumerevoli bocci che fanno pregustare lo spettacolo di una magnifica fioritura.

Ma io conosco ormai il segreto di questa tragica creatura vegetale. Dei tanti bocci pochissimi - a volte nessuno- giungono a compimento.

E anche se quel compimento è la perfezione - la corolla completamente schiusa e intatta può provocare l'estasi di un matematico puro o di un metafisico - troppi bocci declinano vinti dalla loro impotenza.

Li osservo inturgidirsi pateticamente, straziati e strazianti nella loro voglia di esplodere ; poi lentamente macularsi di ruggine ai bordi, e nel perdere il loro candore, afflosciarsi, spampanarsi, reclinarsi.

Infine pendere snervati, attaccati all'ultimo filamento.

Allora, con infinita delicatezza, li stacco e li butto.

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mercoledì, 27 aprile 2005

A.Bavari, Nuove Progenie : ritratto di ragazza davanti allo specchio, fotografia

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mercoledì, 27 aprile 2005

                                                           Cavalli (ritratto)

Le lunghe gambe esili, le cui estremità calzate di scarpe con tacchi spettacolari picchiettavano il suolo a ritmo vagamente militaresco, sorreggevano a fatica il bacino opulento.

Per cui l'andatura, leggermente squilibrata nel suo baricentro, sviluppava le alterne falcate tipiche dei cavalli : quando l'un fianco - e a seguire, l'altro - si sfalsava in avanti producendo la lussuosa rotazione della natica.

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martedì, 26 aprile 2005

                                                             La folie  (ritratto)

Credevo che capigliature del genere non esistessero più, e mi ha colpito il sublime anacronismo. Un casco di boccoletti naturali - con la classica forma a spirale che viene voglia di tirare - e un viso da cherubino d'autrefois, con occhi glauchi e distanti fra ciglia pallide, bocca stretta che si apre a fatica su un dentino storto

Poi mi dicono che è pazza.

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lunedì, 25 aprile 2005

                                                                                 Baroque

Niente si adatta a questa primavera ancora acerba meglio della musica barocca, in particolare del brano che sto ascoltando adesso - Gavotte da una suite di Lully -

Ancora una volta verifico quanto l'invasività del "sentimento" romantico sia estraneo al mio modo di percepire la natura e di sentire quanto vibra intorno a me. Quanto non mi piaccia essere sommersa - a meno che non mi porti alle soglie, ma proprio alle soglie - dell'annegamento definitivo. C'è niente di più irrilevante di colui che sta per annegare portato in salvo? buttato come uno straccio sul solido e riforzato a respirare da pratiche maldestre e pedestri...mentre già aveva imboccato , per suo volere o per caso - la morte privilegiata fra tutte, la morte per acqua...

La musica e la grazia, - come quella del fiore che si trattiene - o è trattenuto? - dallo sbocciare - il senso filtrato del distacco, la lentezza dello sguardo, il soffermarsi sul dettaglio in una lunga carezza - il paradiso è forse un interminabile indugio? (Marin Marais nei suoi couplets des Folies d'Espagne)

L'interno e l'esterno fluiscono l'uno nell'altro attraverso il chiaro riquadro della finestra spalancata - - - fantaisie en rondeau du Mr. de Sainte-Colombe - - -non c'è valanga, ma armonica mescolanza.

Contemplare, adorare, celebrare la bellezza con una esultanza che non ha niente di artificiosamente dilatato, niente di prorompente e disturbante, ma che trattiene con misurata grazia il PIACERE estetico fino alla sua celeste sublimazione - - - Marin Marais nella Sonnerie de Ste. Genevieve - - -

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sabato, 23 aprile 2005

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sabato, 23 aprile 2005

In lingue diverse

 Bello parlarsi in lingue diverse.

Ascoltavo quei suoni fra il gutturale e il tubante , quell’ambigua sensuale dolcezza delle lingue slave, e m’incantava il recepire in modo così intenso la poesia del significante, l’estraniamento totale dal significato, la valorizzazione dei movimenti delle labbra e dei denti la cui funzione di organi della fonazione mi risultava ora del tutto evidente.Talvolta potevo scorgere anche la punta della lingua che insinuandosi fra le labbra assolveva al suo compito di rendere velatamente soffianti certi suoni misteriosi.

E decifrare il messaggio , almeno nel suo senso portante, attraverso il gioco delle espressioni, lo sguardo sorridente o solenne, l’arricciamento infastidito del naso, il ritmo rapido o lento del battere di palpebre.

E leggere i gesti : il rapido, automatico, passare della punta delle dita sulla fronte, l’accarezzarsi con il medio un angolo della bocca,il far scorrere la mano intera sullo spazio fra mento e gola.

 A mia volta parlavo nella mia lingua, e sorprendentemente ne afferravo la sonorità e la simmetria, l’architettura fonica e le movenze ritmiche, come mai mi era capitato, quando il dialogo era stato incentrato sul senso di ciò che dicevo.

Chi ascoltava sorrideva della varietà delle posture delle labbra  cui  i suoni vocalici molto differenziati dell’italiano costringono.

        Che bocche generose, che bocche generose, commentava poi nella lingua comune . Non si risparmiano. Mentre le nostre sono quasi sempre strette…..

        A soffocare i suoni, a dargli quel lascivo ovattamento…Quel richiamo a un sussurro gorgogliante di colombaia…dicevo io.

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