Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
martedì, 30 novembre 2004

 

 

 

 

 

 

Si arrampicò sulla sua gamba destra attaccandosi alla stoffa ruvida dei pantaloni, sul retro della coscia. Fortunatamente lui non aveva mai amato le stoffe troppe lisce, le lane rasate. I peluzzi del tessuto le solleticavano il mento e gli angoli delle labbra le si piegavano a quel delizioso vellicamento.
Lui non doveva essersi ancora accorto di lei.
Arrivando nei pressi del cavallo, iniziò a percepire il suo odore intimo, che come sempre le dette un urto di ripulsa e di attrazione vertiginosa.
Era talmente...particolare. Aveva passato ore a pensarci : possibile che non potesse assomigliare a nessun altro? Ogni odore ci rassicura perché in qualche modo ce ne ricorda un altro, perché in qualche modo lo riconosciamo...Quello no.
Strisciò ansimando sull'inguine, combattendo con tutte le sue forze la tentazione di lasciarsi andare a quell'umido stordimento. Stava per essere sopraffatta da quell'aroma indescrivibile...ma volle ad ogni costo continuare il suo viaggio.
Sbucò infine sulla parte anteriore della coscia.
Il suo minuscolo corpo si apriva come un fiore allungandosi sulla solida impalcatura.
Avanzò ancora finché, raggiante di beatitudine, riuscì ad accoccolarsi sul suo ginocchio.

Stava seduta a gambe incrociate, prona, fino a toccare con la fronte la sua - virilmente profumata - pelle.

Fu allora che che sentì la mano di lui posarsi sulla sua testolina.










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domenica, 28 novembre 2004

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domenica, 28 novembre 2004

Il declino della repubblica italiana.

 

Sì, anche loro sono intellettuali, almeno tali fortemente si ritengono, e in effetti possono essere considerati tali.

Fanno spesso sesso – non proprio letteralmente mercenario, ma quasi – e più ancora sovente ne parlano ( ma solo fra loro). Non ne traggono una grande soddisfazione, salvo quella momentanea ( in genere il loro orgasmo è mediocremente lungo, punteggiato da piccoli squittii soffocati), ma non lo confessano neanche a se stessi. Gli piace raccontare e raccontarsi che “godono” molto.

In realtà sognano, come fanciulle dell’ottocento o malmaritate alla madame Bovary,  - anzi, a pensarci bene sono forse rimasti gli unici a “sognare” - l’amour-passion, e il loro tipo di donna non può che essere, ancora una volta, la consumata femme fatale.

Spirituale e carnale al tempo stesso, ame-soeur e troia alla grande.

Oppure la lolita che dà fuoco ai loro lombi.

In realtà non sono capaci di vero eros, perché sono troppo combattuti fra pulsione e buona educazione, libidine e diritti civili.

In genere  si trovano bene a letto solo con le loro simili, le quali inseguono a loro volta una immagine del sesso appresa sui sacri testi di antropo-socio-psicologia (possibilmente comparata) e per cui i romanzi di Henry Miller sono serviti da eserciziario.

Costoro hanno in genere l’ossessione di sentirsi o di non sentirsi “bagnate”.

E non sanno che, proprio per il fatto di esserne ossessionate , non lo saranno mai come dio comanda.

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venerdì, 26 novembre 2004

SPLINDER

Non mi piacciono i blog di quelli che sembrano aspiranti elzeviristi di qualche improbabile terzapagina di seconda categoria ( alla terza non si adattano)

Non mi piacciono i blog che si presentano graficamente perfetti e visivamente accattivanti.

Non mi piacciono i blog femminili pieni di espressioni del genere "io ho le palle, io ho le palle".

Non mi piacciono i blog improntati a quell'umorismo falsamente dimesso, che fa tanto "trentenne- intelligente- con- occhio-disincantato". Apprezzo l'ironia, ma non ne posso più della ironia a tutti i costi.

Mi piacciono i blog graficamente maldestri.

Mi piacciono i blog in cui avverto una "voce".

Ma sono pochi. 

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venerdì, 26 novembre 2004

Pot porri o Olla Putrida

La fuga non mi ha reso libera. E del resto come fuggire dal Labirinto? Labor Intus..

Immaginiamo che una donna tema che un’altra donna interessi all’uomo che a lei interessa, anzi che forse ama; così si mette a corteggiare la donna temuta, e un giorno le dice : se fossi un uomo vorrei fare l’amore con te…

Ogni volta che alzava gli occhi su di lei, immaginava di guardarla con gli occhi dell’uomo. S’infilava nel suo bagno e spiava le sue cose come se fosse l’uomo a farlo. Aveva sempre amato spiare nella minuteria quotidiane delle persone : i pettini, la vestaglia , le ciabatte. Oggetti estremamente rivelatori.

[Niente è più dei morti che le scarpe dei morti

Sono immobili sul pavimento, o su una mensola o in un armadio, così come sono state lasciate, e aspettano, immemori e imprevidenti, di essere ancora calzate]

 

Ora che aveva distratto la donna dall’uomo che le interessava, si accorse di avere strafatto : era lei ad essere diventata  l’oggetto desiderato dalla donna che aveva temuto. E dunque doveva trovare il modo di scrollarsela dalle spalle. Ancora una volta si era travestita da uomo per proteggere il suo amore.

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venerdì, 26 novembre 2004

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mercoledì, 24 novembre 2004

EROS

Percorrere il cerchio delle tue labbra è un rito magico che mi fa perdere il senso delle mie attuali proporzioni e mi miniaturizza, fino a rendermi possibile scivolare fra le tue labbra e annidarmi sotto la tua lingua o fra le tue polpose gengive. Sono così piccola che tu appena mi avverti, una inspiegabile ma solo leggermente fastidiosa puntura che ogni tanto cerchi di esplorare con la punta della tua lingua muscolosa.
Se tu hai agognato penetrarmi ("avvitarmi a te" dicevi e io ribattevo "avvitarti a me") per, in un certo senso,annettermi (dicevi che avresti voluto non staccarti mai e portarmi in giro attaccata al tuo pene, in una inedita quanto prodigiosa forma di simbiosi siamese), io non aspiro che allo sparire dentro di te in un fatale quanto silente annegamento.
Il tuo misterioso Interno, le tue trine e le tue lanugini, le tue bave e i tuoi umori, possano intridermi, disfarmi e assorbirmi, finché mi affaccerò alla fine sulle vorticose rapide del tuo sangue.



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martedì, 23 novembre 2004

 

 

 

 

 

 

Fugio ergo Sum

Il contatto virtuale mi piace perché mi dà una possibilità di fuga inesauribile.

Non c’è tana di volpe o di talpa che può essere sicura di sfuggire all’odorato prepotente del cane che segue naturalmente l’usta. C’è un momento terribile e insieme terribilmente eccitante in cui senti che un tuo inseguitore- qualunque esso sia- cane o cacciatore- si sta avvicinando, sicuramente vorrà stanarti , prenderti fra le sue fauci o cacciarti nel suo carniere, fra mille altre prede.

E’ allora che, ancora una volta, fuggo…..Nella realtà materiale , per un insieme di motivi, e principalmente per le stesse proprie scelte, ciò non è più possibile, oltre un certo limite.

Sei lì, raggiunta. Con le braccia inchiodate.

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domenica, 21 novembre 2004

 INCHIODATI AI NOSTRI OCCHI ARIDI

 

Da molto non piango. O forse non ho mai pianto. Poco almeno. Molto poco.

Tempo fa un amico mi ha detto che lui spesso piange.

' Mi concedo questo lusso' ha detto sorridendo, e ha precisato che lo fa comunque nel più assoluto riserbo.

' A volte l'onda sale....' e quando la sente salire, si cerca un luogo appartato, possibilmente tale che lo racchiuda in poco spazio, che assomigli in qualche modo a una tana. Lo fa anche se in quel momento è solo, ma potrebbe capitare magari qualcuno. O anche se ha accanto persone del tutto intime che l'hanno visto in situazioni molto personali. Ma per piangere deve essere assolutamente e certamente solo.

'Il pianto è rimasto l'unico vero piacere, o vizio, solitario...' ha aggiunto.

 

Da quando mi ha fatto questa confidenza, è cambiato il punto di vista da cui lo guardo, il mio modo di “percepirlo”.

In tutti i nostri contatti, anche fuggevoli, occasionali, insignificanti, sento la vibrazione di quelle lacrime, il loro umidore. La mia percezione di lui ha acquisito quasi una nota di morbidezza, di sensualità.

 

Volupté des larmes…chi l’ha detto? Non so, mi viene in mente una nota di Cioran che diceva pressapoco di detestare la civiltà per il discredito in cui ha gettato le lacrime. E che, per avere disimparato a piangere, siamo tutti senza risorse, inchiodati ai nostri occhi aridi.

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giovedì, 18 novembre 2004

Cervello caldo

 

Un’ amica recentemente  ha buttato lì: la persona ideale per me dovrebbe avere cervello caldo, occhio e cuore freddi….Al momento non ho dato seguito al discorso, poi la frase mi è tornata in mente…

Ipotesi seducente.

 

Cervello caldo : fertilità ideativa,  ron-roneggiare del vapore cerebrale, fumus piceus , arroventarsi delle conduzioni, ronzio ininterrotto dei contatti..

 

Occhio freddo : divina attenzione, lenta  battitura della palpebra , fiotto visivo capace di perforare il metallo e la pietra, e di cogliere il visibile e l’invisibile.

 

Cuore freddo (anzi gelido) : coincidenza perfetta e consapevole con il robusto lavoro della pompa. Distribuzione dell’ematico licore con equità sovrana, in modo che ogni infima particella del corpo goda dell’ empito dell’energia vitale.

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