
D.B.
A scuola disprezzavo gli insegnanti più popolari , quelli che volevano “piacere” e che facevano i simpaticoni, e avevo immancabilmente un feeling con quelli autoritari, esigentissimi, definiti comunemente “stronzi” o “bastardi”. Doveva essere però il loro un autoritarismo di indiscussa qualità, ché gli autoritari privi di talento mi sembravano macchiette, mi facevano ridere. E infatti per certi sorrisetti indisponenti mi son beccata pure non lievi punizioni o ritorsioni, alcune dichiarate, altre ( più vili) sotterranee o striscianti.
Il Grande Autoritario è tale per una radicata e fondata consapevolezza delle proprie qualità e non per la paura che si scoprano le sue pochezze, ciò che invece contraddistingue il Piccolo Autoritario ,- con i suoi patetici tentativi di nascondere i suoi vuoti.
Al liceo ho molto amato un insegnante, che , fuori degli argomenti della sua disciplina, parlava pochissimo. E' vero che gli sfuggivano ogni tanto battute di un sarcasmo fulminante, per cui era concordemente odiato da studenti e colleghi. Quando interrogava (perché lui “interrogava”) , proponeva il quesito e taceva. Si disponeva all'ascolto in atteggiamento raccolto, a volte chiudeva persino gli occhi, come un confessore. Se la risposta non veniva, il silenzio si prolungava in modo innaturale, coinvolgendo tutta la classe, che era del resto , alle sue lezioni, più silenziosa del solito. Solo allora il professor D.B. si riscuoteva dal suo atteggiamento assorto, alzava il viso e lanciava una rapida occhiata ricognitiva all'interrogato.
Al quale non restava che salubremente prendere atto della sua incapacità a rispondere.
Si apprendeva così il segreto primo di ogni progresso : sapere di non sapere, e , meglio, sapere che cosa non si sa.
La domanda rimaneva rigorosamente senza risposta e stava a chi fosse interessato darsi da fare per venirne a capo.

tom chambers
ROBERT FROST
L’impulso
Per lei là era troppo solitario
e troppo desolato,
e poiché erano loro due soltanto,
senza bambini,
e il lavoro era poco nella casa,
lei era libera
e andava dietro a lui che arava campi
o tagliava alberi
Si riposava su un tronco, gettava
lontano le schegge cadute,
e una canzone per sé soltanto
aveva sulle labbra.
E una volta che lei andò a spezzare un ramo
di nero ontano,
così distante si spinse che appena l’intese
quando lui la chiamò …
e non rispose. non parlava – né
tornava indietro
restò ferma, poi corse, si nascose
in mezzo alle felci.
Lui non la trovò più, benché cercasse
ovunque, e domandò
in casa di sua madre se mai là
lei si trovasse.
Improvviso e rapido e lieve così
si sciolse il loro legame.
e lui imparò che c’erano altri modi di finire
oltre il morire
http://www.youtube.com/watch?v=pQy-cgUYA6g

tom chambers
AMOR AMOR
Molte donne si chiedono perché gli uomini spesso, pur avendo una compagna che li ama, ricerchino incontri con prostitute , specialmente quando, come sembra che sia , questo non si esaurisce nel solo atto di meccanico scarico sessuale – che altrimenti non avrebbe un'attrattiva così potente da generare una vera e propria dipendenza in chi lo ricerca - , ma assume la funzione di – come dire – un momento di decompressione, di rilascio di energie, di s- memorizzazione e di de- contestualizzazione all'interno del diabolico meccanismo dei ruoli e dei “doveri” a cui far fronte nella vita quotidiana.
Il fatto è che l'amore come lo intende oggi la donna che non si dà per denaro è incrostato da tutta una serie di superfetazioni – che risalgono all'età romantica – dalle quali derivano comportamenti e aspettative che lo cerebralizzano in modo veramente spropositato.
Nel fare sesso con la persona che si ama è inevitabile quindi essere centrati sull'altro più che su se stessi, e questo – anche se indiscutibilmente dà un'aura di nobiltà al tutto – lo rende spesso una pratica piena di riserve mentali e di inibizioni, di retropensieri e di interrogativi. Il che – confessiamolo – è abbastanza stressante.
Ho conosciuto e conosco donne che mi dicono di raggiungere il piacere solo mediante la masturbazione, e credo che siano molto più numerose di quanto l'attuale retorica sulla femmina pluriorgasmica e i moltiplicantisi quanto evanescenti e indefinibili punti G dà ad intendere alla credulona massa maschile.
Forse è un imprinting fisiologico quello che fa sì che la donna sia portata a collegare l'amore con il concetto di durata : almeno quel tanto che le assicuri protezione e rifornimento di cibo nella gravidanza , in cui oggettivamente è più bisognosa di assistenza, e nel primo periodo dell'accudimento, almeno finché la prole sia fisicamente autosufficiente.
Poi, la cultura ha fatto il resto, e l'amore è diventato Amore.
Nelle età preromantiche – anche in quelle molto “civili” -, la coppia che durava nel tempo si basava non certo sulla passione ma su un leale e garbato “contratto” , che forse non prometteva “estasi”, ma assicurava la progressiva acquisizione di un cemento relazionale a prova di tempo : solidarietà, complicità, tolleranza,discrezione; e infine , al livello più alto e oserei dire sommo, quella Pietas che fa considerare il partner anzitutto come “creatura umana” e non come individuo nato per gratificare il nostro narcisismo o la nostra insaziabile ingordigia affettiva.