la fanciulla che viene da lontano
La lontananza,
che ti tiene lontana da te stessa,
com’è?
Montagna di gioia
mare di dolore,
la desolazione del desiderio,
luce aurorale di un evento futuro.
Lontananza: casa di quello sguardo
che principia il mondo.
Iniziare è un sacrificio.
Il sacrificio è il focolare della fedeltà,
che attizza ancora la cenere di tutte le braci -
e accende:
bruciante dolcezza,
parvenza di silenzio.
Tu, straniera della lontananza -
possa dimorare nell’inizio.
Martin Heidegger
Misoginia
La signorina Marx
La prima volta la incontra sul battello che da Starnberg – dove è la stazione ferroviaria – occorre prendere per raggiungere Feldafing. Con lei sempre al seguito e il vecchio che porta i bagagli è arrivato al villino che lo ospiterà, come pensionato di riguardo. La signorina è evidentemente alquanto invadente : si siede con TM sulle poltrone di vimini davanti alla casa ad aspettare Richter, l'amico dello scrittore, ospite abituale della pensione.
Appena il giorno dopo, domenica, nuovo incontro. Mentre passeggia con l'amico, appare di nuovo la signorina Marx, in compagnia di genitori e parenti, di cui – dice TM - “si è dovuto fare la conoscenza”.
Non contenta , lei abbandona il suo gruppo e si unisce ai due uomini. Li accompagna a casa e si trattiene a cena con loro. Mann è contrariato : la ragazza è carina (“una graziosa ragazza ebrea”) ma coquette. La cena risulta noiosa: mann osserva senza indulgenza l'amico R. “che non può vivere senza cose del genere”. La sua frivolezza, la sua goffaggine un po' lo irritano, un po' lo divertono.
Alla fine il giudizio sulla Fraulein è ancora più categorico : è una ragazza molto sciocca e civetta.
Dopo cena Richter accompagna premurosamente la signorina alla stazione ( lei abita a Starnberg).
TM, immusonito, infreddolito, resta seduto nella piccola sala da pranzo con paltò e plaid. Fuma e legge Jean Paul.
Dal giorno successivo, finalmente,potrà essere completamente solo.
La casetta è piccola , ma graziosa : viene da pensare a una casa di bambola, con il suo bravo giardino innanzi arredato con poltrone di vimini e sdraio per la siesta, nonché un piccolo tavolo bianco su cui consumare i pasti all'aperto.
L'unico inconveniente è il freddo : il tempo incerto tiene bassa la temperatura, e Mann, allo scrittoio della cameretta, deve indossare il cappotto invernale dell'amico, ora assente, che ha pure lui una camera lì.
Sta bene, lo scrittore : lo ripete stesso, quasi voglia convincersene. Fa un po' freddo, sì, ma il sonno è buono, e così l' appetito. Per quanto...
“ Le due stanzette sono molto carine e tranquille, la pace perfetta.”
C'è la camera da letto vera e propria e uno studiolo con un grazioso piccolo scrittoio Biedermaier in legno lucidato.
I suoi menù, annotati con minuzia ogni giorno, per ogni pasto:
zuppa di pane, gulasch e composta
zuppa di spinaci (eccellente), carne affumicata con barbabietole, budino di semolino
zuppa e brasato con tagliatelle
minestra e crepes con composta di mirtilli
minestra di avena con taglatelle, asparagi con salsa all'uovo, tortino al limone
zuppa e spinaci con uova al tegame
suppe, polpette con purea di patate e barbabietole, budino di semolino
zuppa spinaci e un soufflé malriuscito
La padrona di casa si prodiga nel preparare i pasti, e l'ospite fa onore alla sana e sostanziosa cucina. Non è tanto abituato a quei cibi pesanti però, e ne consegue persino una leggera indigestione.
La padrona di casa, la signora Stehele, è osservata dallo scrittore con la curiosità appassionata e minuziosa che egli è solito dedicare a potenziali personaggi. Attenzione un po' vampiresca dunque.
Indimenticabile il primo schizzo che la riguarda : la signora si presenta con tratti di distinzione, ma
traspare comunque un certo piglio da affittacamere.
“L'albergatrice, una donna piccolina con un fermaglio d'oro, che però deve essere ben capace di pulire gli stivali, non è sgradevole”
Avrà con lei le uniche conversa zioni di una certa consistenza, soprattutto durante i pasti, mentre lei glieli serve, o al tè. Nota l'accento del Wuttemberg, con qualche traccia di americano ( il padre di lei ha trascorso In America parte della vita.) Inaspettatamente lei gli racconta di avere frequentato conferenze di teosofia tenute dal Doctor Steiner, sulle cui idee però si dichiara perplessa , al contrario della sua amica, Fraul. Keller, che invece ne è una seguace convinta.
Il chiacchiericcio della attempata signorina è rilassante, il vento è cessato e in giardino si sta bene.
Legge Jean Paul :Flegeljahre, Eine Biographie, 1804-5, in cui l'autore esprime la sua tensione tra una realtà insostenibile e una utopia irrealizzabile.
Jean Paul: figura assai bizzarra di protoromantico.Fu per tutta la vita uomo stravagante e nevrotico, con una vita interiore segnata da una continua fuga dalla realtà. Ebbe pochi momenti di gloria (soprattutto nel 1781-84 e nel 1797-1803), visse quasi sempre in un clima campagnolo e provinciale, nella natia Wunsiedel, pur partecipando attivamente alla vita politica e culturale e agli eventi storici del suo tempo.

LE VITE DEGLI ALTRI 2
Il proposito è quello di trascorrere lì una settimana in piena solitudine, sperando di lavorare al suo libro . Le annotazioni giornaliere riportano le azioni più comuni, l'ora in cui si è alzato, la rasatura, la colazione all'aperto in giardino, l'ora di uscita e di rientro dalla passeggiata, gli itinerari, i pasti, con minuzioso elenco dei cibi consumati, le letture, la qualità del riposo notturno. Qualche breve descrizioni paesaggistica, rarissime notazioni intimistiche. Anzi, sostanzialmente solo una, buttata lì un po' casualmente ma assai significativa.
E' una riflessione sulla solitudine. T.M. osserva che era molto tempo che non passava un periodo così lungo da solo.
“E' passato parecchio tempo dacché sono stato così a lungo da solo. Ci pensavo oggi, camminando, alla mia solitudine alla Tonio Kroger. All'inizio essa mi ha esaltato, ma le circostanze la favoriscono così tanto che presto ci ho preso l'abitudine. Sulla solitudi ne e su “moglie e figli” ci sarebbero da dire alcune cose, sulla loro degnità, sulla loro opportunità sulla loro utilità, sui loro effetti interiori.
In conclusione penso essenzialmente che a causa della mia natura io possa vivere in modo borghese senza veramente imborghesirmi. Trattandosi del profondo, la differenza fra solitudine e non-solitudine non è grande, è solo esteriore.”
I piccoli dettagli che danno il sapore di un'epoca tramontata, sui quali qualche santone del “politically correct” intonerebbe il pianto greco, dimenticando la contestualizzazione : dalla stazione alla graziosa pensione che lo ospiterà, il bagaglio del signore viene portato da un vecchio che spinge una carriola, così come alla partenza sarà una bambina, la piccola Fanny, richiamata da una fattoria vicina , a svolgere la medesima incombenza. A lei Herr Mann darà una piccola mancia , che , a quanto dice lui, la rende oltremodo felice. Penso a come nel tempo a venire – adulta, forse vecchia ormai – “die kleine Fanny” avrà ricordato quell'episodio, il contatto fortuito con lo scrittore poi divenuto sempre più famoso.

III.
Inorridì,la madre,ma poi,calcolando costo e beneficio,si convinse tosto che se il costo era liberarsi dell’Unbegus,il liberarsi dell’Unbegus era anche il beneficio,e negoziò col Fanete l’affido.Ed allora il Katgnis parlò:-Madre Crudele,Madre crudele,Madre crudele,dammi al Fanete ed io non vedrò l’autunno,chè allora costui mi farà sbranare e cucinare con l’assafetida ed il belzuino dalle sue accolite,ubriache di idromele,e vino e birra d’edera,e tutto ciò sol per ingraziarsi
E ciò tutto diverrà il Kuklos della scrofa Crommionia (alias Fea),l’inedito perenne del Fanete,che narra del parasole del Re-Pernice,il quale contende ad Ermete l’invenzione del succhiello per attizzare il fuoco,che è simulazione di magia fallica,poiche’ il succhiello(maschile) rotea nel ceppo (femminile)…..etcetcetc.
Il Katgnis così profetizzò per ore ed ore,e venner nominati :il Frammento de I Segugi,di Apollodoro;il commento di Filargirio all’Egloga V di Virgilio,il Mito di Toth , (apocrifo del Mann),la città di Zostero in Attica,il monte Stinfalo,il Falsario del Calcinaccio,e infine la statua del Tarassippo,che spaventava i cavalli impegnati a curvare e li faceva tirar diritto,così mandando a morte l’auriga e il suo coequipier.
La madre ascoltò,e ammirata,chiese:Unbegolo,chi fu a donarti lingua così rotonda,se non un Dio? Marduk Babilonese?Ofione il Pelorico?le Trie del Parnaso?Il katgnis dapprima rispose:
"How many merry monthes be in the year?There are thirteen,I say".
Poi aggiunse :
"tzetze’ kiuriò acmèn labèg dnasàn."
Ma infine ammise:
Oh madre,mi leccaron le orecchie i serpenti per ventotto giorni,ed è perciò che sono quel che sono.
La madre s’inorgoglì,quel figlio avrebbe ricreato spiriti,si disse,e lo volle lodare appo il Fanete (forsanche per spuntare maggior guiderdone),ma il Fanete non era più lì.La donna stupì,si guardò intorno,cercò ,ma nient’altro vide che una tavoletta scritta:dunque la raccolse e lesse: questo era il messaggio,e il messaggio era di pugno del Fanete:
”Questa e’la voce chioccia d’un verdetto! Il ventare della storia che turbina ecco che oltrepassa l'avventura di un uomo al singolare! Ceralacca rappresa dica d'altri giorni mossa l'ariosa fame,la curiosa rosa, il fremere di petali affossato nel pallore del nulla!Incenerisca sul focolare di una pietra inerte anche l'ultima brace! E in te resista quanto a lungo potra'pulsare stento il battito del polso,il risonare languente.”
E lesse ,la madre,e lesse ancora la sacra pinake,per venirne a capo,e poi la rigiro’:e sul verso trovò segni ancor più oscuri,che le sembraron tuttavia esser una invocazione al figlio suo mago:
Oh Katgnis Unbeg,MVBAC,pP.
II.
Nacque,l’Unbegus,all’insaputa della madre sua stessa,che pur lo concepì,ma non lo partorì,e se lo trovò lì,affiorante da una pozzetta d’acque reflue,già tutto formato ed atto,che riguardava intorno e ripeteva ,ogni volta che il suo occhio si posava su forma vivente:EKATONMI’,OUTINTI’.
M’incinse forse Myrtilo dall’acqueo stylos,si chiese la madre,alle Danze Cordaci?Fu forse un Curete dal CapoRasato?Ma poi pose mente al dire del Nato:-IoSempreSonCento,E Te
La madre,che di quel che aveva comandato il Cotto capì soltanto che il Nato avesse a nominarsi Katgnisunbeg ,se ne andò furiosa,chiedendo agli Dei che disseccassero il giudizio di quell’intellettualoide,che gli dessero fil da torcere rimettendolo all’aratro ed alla vanga ,ma quando fu alle sponde del GranFiume, all’improvviso lune e soli in corsa vorticosa fecer di cera il cielo,e le accadde di smorir di ragione ,e squarci o incastri di sangue o drappi ardenti disordinaron l'arena geometrica del mondo: calibrate rispondenze furon l'alta risposta? o il calcolo sagace al suo cuore solerte al caos di dentro?,La vita e rischia e raschia la raggera dei nervi sensitiva,si disse ,e proprio allora udì una voce,che la interrogava : Cosa guarda una tigre se sogguarda la vibrante intenerita riva di sua giungla calda( e impenetrata ,se non dai baci della luce all'ombra)?: sotterfugi di liane? gia' tramati agguati dal cacciatore d'orchidee?
Così s’arrestò,che quella voce aveva riconosciuta,che quelle parole risuonavan nella sua memoria.E vide il Fanete,ororinante e farnetico,che col gesto e con la mano offriva tutela al reietto,chè in esso aveva intuito un parolibero poeta ceduo-caduco,che avrebbe ri-linfato ,da vivo ma ancor più da trapassato,il vigore che in lui la vita matrigna aveva consumato.
(1) tenga conto il lettore che Bacello non è solecismo.
Le vite degli altri 2)
Thomas Mann a Feldafing
Dei diari di Thomas Mann hanno detto che non erano granché interessanti, solo annotazioni minuziose sulla vita giornaliera, sui malesseri, sulle difficoltà con i domestici, ecc. Sull'attività di scrittore e di lettore, annotazioni quasi burocratiche : ho scritto una pagina, due pagine, ho rifatto l'inizio, etc, ho letto quello, ho letto questo, gradevole, sgradevole... Non sono stati considerati meritevoli di essere tradotti in italiano, tranne stralci inseriti in altri volumi. Ci voleva il teutonico editore Fischer per pubblicarli in una decina e oltre di volumi.
Nel maggio del 1919 Thomas Mann trascorse alcuni giorni a Feldafing, da solo.
Mi ha deliziato leggere le pagine di diario da lui scritte in quei sei giorni.
Antefatto : i primi mesi del 1919 sono stati per T.M. densi di emozioni : la situazione politica molto instabile, la preoccupazione, che spesso sfiora l'angoscia, per la sorte della Germania duramente sconfitta , infine il parto difficoltoso della moglie Katia che ha dato alla luce il sesto figlio. Dal punto di vista creativo lo scrittore ha concluso con una certa fatica la sua unica opera in versi ( Poema per un bambino, dedicato alla penultima figlia) e sta preparandosi a riprendere un abbozzo di romanzo iniziato qualche tempo prima,ambientato in un sanatorio in alta montagna. E' alla prese con la prima parte di esso : vuole rifare l'inizio, aggiungere parti nuove.
TM è esausto. La salute non è stata del tutto buona. Ha avuto problemi di denti e lo ha tormentato una lunga , ostinata tosse. Soffre di attacchi di tachicardia, non riposa bene.
Con qualche ripensamento, decide di seguire l'invito dell'amico Richter e di andare a passare qualche giorno a Feldafing , una località sulle rive del lago di Starnemberg.
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LE VITE DEGLI ALTRI 1)
Il fascino delle biografie.
“Sapevo certo , dinanzi alla via di M. distesa sotto il mio sguardo, in quale momento esatto ella si era fermata, il luogo al quale era diretta, quale strada traversa l'avrebbe deviata o magari salvata. Quel che non sapevo, né sapeva lei, era la parte di volontà, di caso, di destino che aveva finito col guidare i suoi passi. Così, a ogni svolta della strada, per quanto tracciata, si aprivano le scappatoie del possibile. E mi accorgevo che nessuna vita è mai “determinata” per quanto precisa.
Così , attraverso il ritratto convenzionale che la storia ci offre, scorgiamo sempre l'inquietudine palpitare nel suo sguardo. Immobilità ingannevole di quel che consideriamo il passato, i momenti trascorsi sono soltanto addormentati, e se una parola li ravviva, ricominciano a porre problemi. “
(Francoise Mallet-Joris)
Può sembrare paradossale ma ciò che dà il senso di penetrare il segreto di una vita non è il grande e significativo “messaggio”, ma cogliere l'insignificante episodio vissuto in un giorno qualunque, per quanto precisamente determinato da una data ( “il giorno 18 maggio 1919 alle 17, sonnecchiato in giardino sulla sdraio...), per cui mettere a fuoco ( sì, c'è qualcosa di visivo, di c i n e m a t o g r a f i c o) l'attimo nella voragine indistinta del tempo, dà come una vertigine...
E' la stessa cosa – forse? - che puntare un binocolo su uno sfondo indistinto, brulicante di punti di luce, e scoprire una immagine netta, una figura ben delineata, un uomo che si china ad accarezzare un cane davanti al cancello di casa....